METER FA CHIUDERE SPAZI PEDOPORNOGRAFICI SU SERVER NEOZELANDESE

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METER FA CHIUDERE SPAZI PEDOPORNOGRAFICI SU SERVER NEOZELANDESE

Giustizia è fatta. Dopo lunghi anni di segnalazioni, un server neozelandese monitorato dai volontari dell’Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) di don Fortunato Di Noto ha finalmente deciso di intervenire rimuovendo una serie di materiali pedopornografici. Si attende l’approfondimento per l’individuazione dei bambini coinvolti e i responsabili di questi abusi.

“Si tratta di 49 foto e 13 video inenarrabili, con bambine di 5-6 anni (n. 56 bambine) che subiscono violenze sessuali indescrivibili. Tutto materiale nuovo, nel quale gli abusi vengono filmati e messi su questa piattaforma”, spiega don Di Noto. Che aggiunge: “Finalmente quest’oggi i responsabili del server sono intervenuti e hanno rimosso il materiale. In particolare, abbiamo anche ricevuto delle risposte dai responsabili e nei mesi scorsi anche risposte della polizia neozelandese che puntualmente ricevono le segnalazioni e che provvedono ad approfondire da un punto di vista investigativo.”.

Non è tutto: “Questo server, che monitoriamo da anni, ha sempre puntualmente chiuso gli spazi sui quali veniva caricato il materiale pedopornografico. Fin qui tutto bene: la cosa particolare è che oggi ci hanno risposto per la prima volta assicurandoci il loro intervento e la cancellazione del materiale. Questo è finalmente un passo avanti.

Meter, insomma, ha colto un altro successo grazie all’impegno che presta generosamente da 30 anni. Una storia cominciata con don Di Noto ed un fax e passata ad una realtà internazionale, con riconoscimenti e collaborazioni in tutto il mondo, a partire dalle forze dell’Ordine italiane. “Che cosa vuol dire questa risposta? Se la sommo a quella della polizia neozelandese, vuol dire tanto. E cioè che finalmente c’è un’attenzione delle istituzioni locali verso il problema. Siamo pronti ad offrire la nostra collaborazione in questo campo, avendo stretto accordi di collaborazione, in particolare, non solo con la polizia italiana ma anche con quella polacca”, conclude il sacerdote.

 

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